<------------>
ATTENZIONE!
Sono l'autore di questo sito web. La tua versione di Microsoft Internet Explorer č obsoleta e potrebbe compromettere la tua corretta navigazione.
Aggiornala adesso per una corretta visione!
26 giugno 2010
DURO DA DIGERIRE – parte II^
Archiviato in:
Correre a piedi Nudi, Movimento Umano e Funzione, Senza categoria
Alessandro Ore: 21:18


Tutti seduti!
Stiamo seduti a scuola, stiamo seduti in ufficio, ci sediamo davanti alla TV e in auto.
La maggior parte delle attivitĂ quotidiane di molte persone si svolge nella posizione seduta.
Se cerchiamo di immaginare i nostri antenati, anche in tempi abbastanza recenti (pensate ai nostri nonni ad esempio, nati nei primi del 900) ci accorgiamo che le attività che è possibile svolgere da seduti, sono esponenzialmente aumentate.
L’utilizzo di sempre più sofisticati mezzi di locomozione, l’utilizzo di nuove tecnologie in ambiente lavorativo e persino “ricreativo” ha sempre più enfatizzato questa “nocivamente confortevole” posizione. Prova ne sia che nelle moderne palestre, non esiste più una corda per arrampicare o un bel paio di parallele o delle indian clubs ( quelle clavette, molto popolari nell’ambito della cultura fisica di 200 anni fa).
Nelle palestre moderne, possiamo pedalare da seduti, sollevare oggetti pesanti sopra la testa, da seduti, spingere più di quanto potremmo mai fare con le gambe in ortostatismo (cioè stando in piedi) su una comoda pressa. La cosa che trovo curiosa è che molti di questi esercizi, tipici dell’allenamento antifunzionale per eccellenza,sono spesso utilizzati anche in ambito atletico.
Addirittura ho visto delle macchine per “pedalare con le braccia” stando seduti. La sovra menzionata, cultura fisica ottocentesca, non avrebbe mai permesso tutto questo. Poiché si esprimeva anche attraverso la bellezza del movimento, mai inteso come puro atto estetico del movimento, ma sempre finalizzato all’espressione della forza, della flessibilità , della capacità umana di muoversi con efficienza.
Se volessimo andare ancora piĂą a ritroso nella storia, credo difficile che una popolazione umana, di cacciatori/raccoglitori, potesse passare troppo tempo seduta. Almeno non tutto il tempo che ci passiamo oggi e non sempre nella medesima posizione.
Ci crediate o meno, sto scrivendo in ginocchio davanti alla tastiera. Anche sdraiati pancia a terra è una buona opzione. E per quanto strambo possa apparire, se non avete una postura dinamica per lo meno decente e una qualità miofasciale dignitosa, potreste sperimentare qualche restrizione, nel mantenere le due posizioni citate. Non credo nemmeno esista una postura statica, ma è un altro discorso.
Da un punto di vista segmentale, che neanche mi piace troppo, dobbiamo pensare che i glutei sono in una posizione di allungamento, quando stiamo seduti, non massimo allungamento certo, ma sono inattivi e in allungamento.
Chi mi conosce sa che secondo me dire “i glutei” è un po’ ridicolo, visto che i glutei diventano gran dorsale, diventano deltoide e via dicendo …
Là dietro, insomma, qualcosa sta in posizione lunga e inattiva. In particolar modo parliamo di glutei, visto che la parte prima toccava il discorso piedi ( calmi che ci arriviamo ). Visualizzando però i casi di ipercifosi toracica tra i vostri colleghi d’ufficio, capirete meglio perché dico che i muscoli sono catene …
… allora qualcosa si accorcerà !
Mai visto spalle anteposte e flessori dell’anca corti? Nei flessori dell’anca, possiamo mettere, oltre allo psoas, l’iliaco, il retto del femore ed il TFL ( Tensore della Fascia Lata) anche l’adduttore lungo e breve.
Gli adduttori sono quei muscoli che determinano generalmente gli incubi notturni di molte donne passati i quaranta.

eccoli qui, gli adduttori ... ecco perchè stare seduti non vi aiuta ad eseguire la spaccata!
La cosa interessante è che questi muscoli possono fungere da flessori, o da estensori dell’anca a seconda di come si trovano rispetto al bacino. Anche questo sarebbe un altro spunto meritevole di indagine, ora però torniamo a bomba.
Nella prima parte, abbiamo osservato come un bel paio di scarpe “comode” crei una perdita di circa 10-20° di dorsi flessione plantare, un certo grado d’ inattivazione della muscolatura del piede e degli stabilizzatori della caviglia con conseguente diminuzione di alcuni propriocettori della gamba (dal ginocchio in giù).
Una cosa interessante appunto è, come il Dott Cobb attraverso Z-Health insegna, a ogni perdita di mobilità dinamica, corrisponde una diminuzione di propriocettori. Insegna anche come i veri problemi arrivino da una diminuzione dei meccanocettori a favore dei nocicettori.
I meccanocettori, si occupano di segnalare al vostro cervello cosa diavolo sta facendo la vostra caviglia, per dire, o il vostro ginocchio. Vado per articolazioni poiché queste ne sono particolarmente ricche.
I nocicettori, in breve, si occupano di segnalare il dolore.
Diciamo quindi che alla diminuzione di alcuni propriocettori, corrisponde l’aumento di certi altri. Ne consegue che, secondo il lato da cui guardiamo la cosa, possiamo ottenere risultati oppure perderne.
In questo studio si dice che camminando, semplicemente camminando, si può ottenere un’attivazione più efficace dei glutei. Per questo si propone l’utilizzo di scarpe “particolari” che aumentino l’attenzione all’equilibrio e alla propriocezione.
Scarpe particolari?
Mi sono perso qualcosa dell’anatomia e dello sviluppo umano?
In realtà basterebbe camminare propriamente a piedi nudi per migliorare l’attivazione dei glutei .
Camminare a piedi nudi migliora il rapporto di meccanocettori nelle numerose articolazioni del piede.

Come potete osservare un piede ha davvero molte articolazioni
Certo c’è modo e modo di camminare, e correre a piedi nudi.
Ma se date un’occhiata agli articoli postati fino ad ora, troverete degli indizi.
Rilassatevi e lasciate che i piedi aderiscano al suolo, ne sa qualcosa qualche atleta di mia conoscenza.
________
L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola.
(Sören Kierkegaard)
_______
Intendo dire che ho usato forse troppo la mia libertà di parola ora, in realtà voglio solo esercitare un po’ di libertà di pensiero. Se posso stimolare anche la vostra, mi farà piacere!
Vai! Tutti seduti con le nostre scarpe da 200 euro ai piedi ben allacciate!

La disfunzione è servita ...signore!
21 giugno 2010
DURO DA DIGERIRE – parte I^
Archiviato in:
Correre a piedi Nudi, Movimento Umano e Funzione, Senza categoria
Alessandro Ore: 19:44
Delle buone scarpe supportive, per camminare felici e sedie comode comode per riposare.
In effetti, se dicessi subito che il titolo è un nonsenso, qualcuno potrebbe non crederci.
Ok.
Il titolo è un non senso.
Vi hanno messo dei plantari nelle scarpe da quando eravate piccoli e vi hanno tenuto per ore,buoni e zitti. Seduti nei banchi.
Beh,queste, potrebbero essere due scelte opinabili:
-indossare scarpe
-stare seduti
Queste due cose possono modificare negativamente il nostro stile di vita.
Rendendoci meno abili nei movimenti che dovremmo compiere senza troppi problemi. Ad esempio deambulare senza provare dolori ( a piedi, ginocchia, schiena e via dicendo) e stare in posizione di accosciata per diverso tempo.
Le due attivitĂ portate ad esempio, sono comunque indispensabili in un mondo senza scarpe e seggiole.
Potete immaginare un animale “essere umano” che non compie una di queste due cose?
Camminare e defecare …. ad esempio.
Indossare scarpe
Le scarpe non sono un’invenzione degli ultimi anni. Hanno sicuramente subito un’evoluzione durante i secoli. Hanno subito anche influenze dalle differenti culture umane, che hanno popolato e tutt’oggi popolano la terra. Inizialmente le calzature erano sandali, modellati morbidamente sui piedi umani. Pian piano, le scarpe si sono fatte anche strumento di decoro, di moda, di status sociale. In alcuni casi, le forme delle scarpre, hanno dettato deformità dei piedi, che settavano, in certe culture, precisi canoni di bellezza.
In tempi recenti, 1991, 2008, troviamo studi scientifici che ci aiutano a capire, come, le scarpe attualmente in commercio, non siano proprio questo gran che.
Se avete problemi coi links soprastanti, per via dell’inglese, chiedete sul blog. Sarò felice di rispondervi.
Spulciando nei links di Pub Med, ne troverete altro di materiale. Il dibattito è sempre gradito.
Le scarpe per I bimbi.
- Il corretto ed ottimale sviluppo del piede, avviene senza calzature
- Il ruolo delle calzature deve essere di proteggere il piede da possibili ferite e traumi e di prevenire infezioni.
- Calzature rigide, e strette, possono portare a deformitĂ del piede, perdita di forza dei suoi muscoli, perditĂ di mobilitĂ delle sue articolazioni.
- Parlare di scarpe correttive, per chi ancora non ha imparato a camminare è un nonsenso
- Ammortizzazione, distribuzione differente del carico, gradi di elevazione, sono tutti indicatori di modificazioni derivanti dalle calzature.
- Specie per i bambini, una calzatura, dovrebbe mimare il piede scalzo.
- Credo che ci voglia meno leggerezza nel promuovere scarpe correttive, per i bambini, spesso anche per gli sportivi, ma non voglio attirarmi le ire di qualche lobby
Non voglio scrivere nella pietra la veritĂ , solo riportare delle mie riflessioni.
Dal 1970, quando, le scarpe per la corsa, furono “migliorate”, il tasso di infortuni tra I runners aumentò. Di pari passo con l’ammortizzazione delle scarpe, guardacaso. Il tasso medio annuo, d’infortunio tra i runners, è il 60%. Senza contare quelli che avevano qualche precedente infortunio, magari dall’anno prima. Visto che il riferimento al tasso annuo, si riferisce al solo anno preso in esame.
Di sicuro, l’aumento del peso del corridore medio, o l’utilizzo di scarpe non appropriate, potrebbero essere altri fattori.
Pensiamo però a come sono le attuali scarpe da running. Tallone ammortizzato e qualche inserto eventualmente, per correggere pronazione, supinazione ecc.
Propriocettivamente (per il nostro piede/sistema nervoso), questo significa assecondare una rullata del piede, tallone punta, durante la corsa.
L’inganno è quello di costruire una situazione dove, per il nostro sistema nervoso è più agevole atterrare sul tallone. Attivare al meglio i barocettori per sentire il suolo, attraverso una sula piuttosto spessa. Meccanicamente si sta chiedendo al piede di enfatizzare l’heel strike (appoggio sul tallone)
I piedi comunicano al cervello dove stiamo andando, su che superficie corriamo, e sono organi di senso oltre che di locomozione.
Se ovattiamo la loro percezione mandiamo tutto in tilt.
“Mah! Stai dicendo che basta così poco?”
La forza di gravitĂ regola la nostra vita. Dalla nascita, progressivamente, ci solleviamo in stazione bi podalica.
A un certo punto, mettiamo un bel filtro (leggasi scarpe), tra ciò che primariamente ci ha aiutato a prendere coscienza del suolo, stando su “due zampe” ed il suolo stesso (centro di attrazione gravitario).
Dicessi che è tutto ok, vi mettereste a ridere! Giusto?
…ok qualcuno sta già piangendo!
Tornando a bomba, direi che l’obesità , la scelta impropria di calzature, e un improprio utilizzo di una tecnica di corsa tallone-punta ostinata, può causare qualche danno.
Con una tecnica di corsa tacco punta, tacco-punta sono le articolazioni del piede a pagare il pedaggio maggiore. Soltanto con uno schema che enfatizzi un’impatto verso la metà del piede, possiamo dissipare le forze d’impatto col suolo correttamente ed usare in misura maggiore la muscolatura.
Ricordo che i muscoli, in qualche modo, sostengono l’apparato scheletrico e mantengono le sue diverse parti in buona relazione.
Durante la camminata, il tallone ha un ruolo differente, sicuramente tocca terra un po’ prima della punta. Nella corsa è differente. Specialmente negli sprint il ruolo del così detto mid-and for-foot strike ( contatto del mezzo piede e dell’avampiede) diventa molto più evidente.
Questo è molto interessante se pensiamo ad alcune prospettive messe in luce da Dott. Eric Cobb, fautore di Z-Health (Z-Health FAQ ). Purtroppo la questione è al di fuori dell’articolo. Vi rimando alle FAQ del sito del Dott. Cobb e a futuri dibattiti/articoli.
Al di lĂ della tecnica e della meccanica di corsa, vediamo di andare al nocciolo della questione.
Le super ammortizzate, supercorrettive, supercostose! Sono anche superutili?
- La maggior parte delle scarpe che usiamo per correre hanno come prerogative un tallone ammortizzato (spesso anche rialzato). Ad ogni passo in questo modo, rompiamo un naturale movimento, a livello della caviglia, del ginocchio e dell’anca, non solo del piede. Parlando in termini “muscolari”, avremo una riduzione del ROM (Range Of Motion) dei muscoli che insistono su queste articolazioni. Mai sentito parlare di polpacci tesi? Avrei anche un’interessante teoria sui crampi muscolari, ma rimando ad altri articoli.
- Come evidenziato in precedenza il sistema di supporto, funge da anestetico per il piede. Il piede è un’organo di senso vero e proprio. Grazie a dei recettori, detti meccanocettori, di cui il piede è particolarmente ricco, abbiamo una percezione completa e un continuo ritorno dell’ambiente in cui ci muoviamo. Il cervello è costruito per utilizzare anche i dati raccolti dal piede, elaborandoli poi con sistemi percettivi gerarchicamente più o meno significativi.
Le scarpe, non sono la soluzione allora. Sono piuttosto un problema. Soprattutto se pensiamo alle capacità che un piede nudo possiede. Scendendo più nel dettaglio, dobbiamo pensare al fatto che la fascia plantare, sia costituita da tre strati di muscolatura, oltre la fascia plantare.
Un aumento della rigidità nella gamba ( dal ginocchio in giù) è rilevabile durante e conseguentemente la corsa a piedi nudi, ma non con le scarpe. Allora servono le scarpe!?
Con le scarpe, i corridori dello studio citato, cavevano un grado maggiore di dorsi flessione plantare, ma minor mobilità a livello della caviglia. Aumentando la velocità di marcia, i runners che correvano scalzi, aumentando la flessione del ginocchio al momento dell’atterraggio, aumentavano anche la dorsi flessione plantare. I runners con scarpe supportive/ammortizzate, non avevano lo stesso incremento. Questo si traduce in una perdita di range of motion, nell’utilizzo di strutture altre, da quelle muscolo/tendinee , per assorbire le forze d’impatto (vedi articolazioni e legamenti per esempio).
Il bello è che gli sprinters che vediamo in televisione indossano scarpe minimaliste, che appunto avvicinano la corsa al pattern primario a piedi nudi.
Biomechanical analysis of the stance phase during barefoot and shod running
In sintesi come avrete capito, la tensione riportata, deriva dal fatto, che correndo a piedi nudi, possiamo ottenere un miglior coinvolgimento muscolare.
Se avrete la pazienza, di spaziare, trai due studi sopra citati, eseguiti a 10 anni di distanza, noterete come la ricerca si muova sempre piĂą in questo senso.
ankle sprains, ossia distorsione alla caviglia
cliccando qui sopra, avrete accesso ad uno studio che sottolinea, come le scarpe peggiorino notevolmente la coscienza del posizionamento dei piedi durante la corsa, aumentando la possibilità di traumi alla caviglia. Pensate nel basket ad esempio, quali sono alcuni degli infortuni più comuni. Ho sentito un’ortopedico una volta dire che riconosceva i cestisti per le condizioni del deltoideo ( un legamento laterale della caviglia).
Pensate che scarpe portano i giocatori di basket.
Nessun legame con gli infortuni alle caviglie? Lo escludiamo del tutto?
Buoni esempi oggi, ne troviamo a decine.
Inserisco un’ultimo link, può sembrare impegnativo, ma ne vale la pena.
Non fatevi impressionare semplicemente l’articolo dimostra come i materiali impiegati nell’industria calzaturiera sportiva diminuiscano la propriocezione del piede del 50%circa. Se avete seguito l’articolo fino a qui, potete immaginarne le conseguenze.
Non mi annoiare, vado alla fine e voglio leggere qualcosa di pratico
La gravità colpisce i corpi come un vettore verticale. In soldoni. La maniera più facile per compensare, che un soggetto o un suo segmento possiede è: ruotare.
Con le scarpe da corsa, una maggior forza di rotazione viene posta sulle articolazioni di caviglia, anca e ginocchio. A piedi scalzi, non si ha questo tipo d’incremento.
Un’aumento delle forze rotazionali si notava particolarmente durante la fase di intrarotazione dell’anca, flessione del ginocchio e varo del ginocchio.
Un’aumentop del 36% delle forze di rotazione che intervengono durante la flessione del ginocchio, con le scarpe da corsa ( e vi ricordo che il ginocchio non è un’articolaziona nata per ruotare), aumenta il lavoro dei quadricipiti. Questi ultimi, si vedono appunto impegnati nel prevenire un’eccessiva rotazione. Questo generalmente grea uno stiramento del tendine rotuleo e aumenta la pressione all’interno dell’articolazione femoro rotulea. Un’aumento del 38% nella rotazione, a carico del varo del ginocchio, implica inoltre un maggior carico di compressione sul comparto mediale del ginocchio (tra tibia e femore). Spesso il comparto mediale è chiamato in causa più spesso rispetto quello laterale, quando si tratta di problemi degenerativi del ginocchio.
Addirittura del 54% l’aumento delle forze di rotazione che intervengono a livello dell’anca. In intrarotazione.
Eccessivo aumento di rotazione interna a livello dell’anca, dominanza dei muscoli quadricipiti sui posteriori della coscia e sui glutei, polpacci sempre tesi, sono alcune delle cause di molte sindromi disfunzionali che oggi osserviamo nei distance runners.
Paradossalmente, non solo chi corre molto sviluppa questo tipo di problematiche. Anche chi passa molte ore seduto ha spesso gli stessi problemi. Paradossale?
No!
Get in touch with REAL STRENGTH!
Archiviato in:
Correre a piedi Nudi, Movimento Umano e Funzione, Senza categoria
Alessandro Ore: 19:28
Per sostenere il Day Hospital di oncologia pediatrica di Varese e Provincia.
Adesso si può contribuire anche con il proprio cinque per mille. Direi che è il caso di dire che un 5 glielo si può dare … un 5 x1000 a maggior ragione
Allenamento funzionale ?!?!
Archiviato in:
Correre a piedi Nudi, Movimento Umano e Funzione, Senza categoria
Alessandro Ore: 19:17
Allenamento funzionale è un termine più che mai aperto a interpretazioni.
Personalmente credo che prima di tutto il significato risieda nella parola funzione.
Portare la funzione in primo piano è necessario, se vogliamo realmente lavorare su di essa.
In linea generale la funzione può essere vista come la capacità di un soggetto a portare a termine dei compiti neuro-motori, con la minima dispersione di energia.
L’efficienza è quindi la chiave di ogni gesto funzionale. Minimo scarto di energia e tempo impiegati.
![]()
La funzione può sicuramente essere declinata in molti ambiti specifici. Se parliamo di sport, ogni soggetto dovrebbe funzionare con la massima efficienza nel proprio ambito specifico per eccellere.
Quello che mi salta agli occhi, piĂą frequentemente però è il fatto che l’efficienza di alcuni parametri base venga molto poco curata.
Ogni volta che svolgiamo un gesto atletico, dovremmo essere sicuri che le basi neuromotorie, scorrano lisce sui binari dell’efficienza.
Sistema visivo, sistema vestibolare e sistema propriocettivo, non sono un contorno, un “di piĂą”. E questo è chiaro da diverso tempo ormai. In parecchia bibliografia sovietica delle ere sportive passate si fĂ chiaro riferimento ad una piĂą completa integrazione delle capacitĂ umane.
Oltre questo, prendendo parte a sport che aumentano le assimmetrie e, specie a livello agonistico, andando incontro a forti disequilibri rischiamo di perdere degli schemi motori (neuromotori) basici.
Questi patterns (schemi) neuromotori sono necessari al mantenimento della salute di un atleta : omeostasi.
Tali schemi sono anche indicativi della longevitĂ di un’atleta.
Monitorare costantemente l’efficienza neuromotoria, la visione, funzione vestibolare e propriocettiva, ci garantisce di poter capire anticipatamente quali atleti sono funzionalmente forti e quali compensando giocano, magari alla grande, ma sul filo del rasoio (verso l’infortunio).
E’ valido per gli atleti agonisti, ma è valido anche per chi si allena per il piacere di farlo.
A mio parere allenamento dovrebbe voler dire poter migliorare costantemente.
A volte per migliorare è necessario fare un passo indietro. Un passo indietro e due avanti si dice.
Quando ci alleniamo seriamente, siamo tutti spinti da un’obbiettivo preciso, questo è positivo.
La motivazione è il miglior compagno di viaggio verso la realizzazione di qualsiasi sogno.
Anche la saggezza, dal canto suo, dovrebbe farci compagnia. Saggiamente sappiamo quando stiamo chiedendo troppo. Molte volte ci si prova.
“Tirare” un pò troppo, spesso vuol dire ingannare se stessi. Spingere il proprio corpo a lavorare in modalitĂ di sopravvivenza è il primo segnale che spesso noto in atleti e guerrieri del fine settimana.
E pensare che esistono intere ricerche, dedicate a respirazione, espressione facciale. Tutti chiari segnali di minaccia, o di riflessi primitivi anormali mantenuti in etĂ adulta.
A volte piccoli lavori, piccoli accorgimenti e pazienza, portano a risultati duraturi oltre che solidi.
Giusto uno spunto per riflettere.
Un semplice attrezzo non fĂ di un allenamento un allenamento funzionale.
In realtĂ , secondo me, esistono esercizi piĂą funzionali di altri. A loro tutto il merito e il plauso.
Resto però dell’idea che funzionale voglia dire: lavorare all’aumento dell’efficienza e non solo con strumenti piĂą efficienti.
Strategie vincenti unite a strumenti vincenti portano al massimo risultato, sorvolando una delle due cose, è difficile pretendere il massimo.
Stay Strong, and Hungry for More!
3 giugno 2010
Kettlebell Swings e Performance Atletica
Kettlebell swings.
Un solo esercizio può essere così efficace da aumentare la Vo2max, di un’atleta?
La risposta è : sì.
Può anche migliorare alcuni parametri atletici, comunemente considerati indicatori di potenza. Il vertical jump ad esempio.
Per chi non lo conoscesse, lo Swing, è uno dei movimenti balistici di base nel Kettlebell training.
E’ sicuramente l’esercizio balistico di base. Fatene una pietra angolare nel vostro programma e clean, snatch e altri movimenti esplosivi, incluso il clean and jerk ne benneficeranno.
Anche un movimento di forza classico, come gli stacchi da terra, beneficerĂ dall’introduzione di un solido swing, eseguito come si deve.
Set up:
- Sistemate un kettlebell a 20 – 30 cm davanti a voi o dietro di voi, a seconda della posizione che ritenete piĂą appropriata alle vostre caratteristiche “biomeccaniche”.
- Piedi ben “radicati al suolo”, poco piĂą largi delle anche, o distanza spalle. Una posizione che vi consenta di generare potenza, come se “saltaste nel pavimento”. Cominciate a scendere verso la kettlebell.
- La discesa avviene, come se pretendeste di piegarvi in due a partire dalle anche. Immaginate un movimento a cerniera, con un perno tra la parte anteriore delle vostre creste iliache e della parte alta delle vostre cosce.
- Nella discesa, mantenete le tibie perpendicolari al suolo ed il busto teso. Peso sui talloni e scendete fino a sentire “cariche le molle” nei posteriori della coscia. Non arrotondate il tratto lombare ne tantomeno il tratto toracico in nessuna fase del movimento. Portate entrambe le mani sulla maniglia del vostro kettlebell e impugnatela saldamente.
- proiettate il kettlebell tra le gambe con forza, come se puntaste gli avambracci verso gl’ inguini per lanciare un pallone da Fotball americano (hike pass).
- Rapidamente invertite il movimento. Contraete in maniera potente i glutei, immaginando di affondare i talloni nel pavimento. Estendete le anche, con potenza fino a che il vostro corpo formerĂ una linea retta perpendicolare al pavimento. Dalla testa ai piedi una retta. Braccia tese all’altezza dello sterno. Tese non significa “sollevare il kettlebell” … le braccia funzionano come una corda tesa
- Incamerate tutta la vostra energia nel kettlebell, come se doveste lanciarla lontano davanti a voi. Ricordate che le braccia funzionano come una corda ben tesa, mantenete le spalle saldamente in posizione ed i gomiti bloccati. Non usate le braccia per “lanciare” il kettlebell , usate le anche.
- Nel momento apicale, sarete tesi,glutei, addome, quadricipiti, dorsali, e la kettlebell sarĂ “sospesa priva di peso” davanti a voi. E’ il momento di invertire il movimento
- Immaginate di rilassarvi per una piccolissima frazione di secondo e “”tirate con forza il kettlebell verso gli inguini. Tagliando l’arco. Il kettlebell non passa all’altezza del ginocchio, ma in mezzo agli adduttori. La kettlebell dovrebbe trovarsi così proprio dietro la vostra zona perineale. E’ il momento di riutilizzare l’energia creata per esplodere nel prossimo swing.
- Divertitevi.
Un esempio di swing piuttosto solido. Puro RKC Hardstyle 100%!
Il mio amico RKC Team Leader Phil Scarito :
Visto come lo swing divenga il movimento base, per generare potenza dalle anche.
Si ma come può aiutarmi lo swing?
Lo swing è un movimento che sviluppa potenza e forza su tutta la catena cinetica posteriore.
La muscolatura “delle anche” è fondamentale per tutte le attivitĂ atletiche, specialmente correre, calciare, colpire.
Insomma se avete i piedi per terra e dovete trasferire energia dal suolo in su, tutta la muscolatura che insite attorno alle anche è la vera e propria centrale di energia del movimento.
Pensate ad un pugile, un giocatore di golf, un calciatore, un rugbista.
Le cose si fanno interessanti no?
Inoltre, attraverso particolari protocolli di utilizzo del movimento, possiamo aumentare anche le qualitĂ cardiorespiratorie dell’atleta.
Date un’occhiata a quest’articolo pubblicato su Pub Med :
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez
Lo swing si rivela arma perfetta, per gettare delle solide basi di GPP (General Physical Prepardness), preparazione fisica generale.
Appoggiare la preparazione sport specifica (SSP – Sport Specific Prepardness) su una granitica base di preparazione generale è uno dei mattoni fondamentali, nella costruzione di un’atleta performante, sano e “tutelato” da eventuali infortuni.
Performante e sano, dovrebbero essere facce di una stessa medaglia. Tutelare l’integritĂ fisica di un’individuo, comincia da uno screening del movimento funzionale, dalla costruzione di una solida base di movimento, su cui poggiare preparazione atletica generale e sport specifica.
Valutare gli atleti, guidarli nella scelta degli esercizi, tenedo conto delle capacitĂ di recupero di ognuno, attraverso bio-feedback ( Z-Health docet) e valutazioni continue.
Non voglio certo con quest’articolo scrivere un trattato. Lungi da me.
Vorrei solo elevare un plauso a chi lavora saggiamente. Spesso un’eccessiva attenzione ai mezzi, alla tecnologia al calcolo fĂ perdere di vista ciò che piĂą conta nell’allenamento: il buon senso.
